Limite deducibilità fondo pensione: gli errori più comuni

Limite di deducibilità del fondo pensione

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A fine anno molti iscritti a un fondo pensione fanno lo stesso ragionamento: «Il tetto è di circa 5.000 euro, io ne ho versati pochi, quindi aggiungo la differenza e la scarico tutta». Spesso il conto non torna. Nel limite di deducibilità del fondo pensione finiscono somme a cui non si pensa, come il contributo pagato dal datore di lavoro, mentre altre che sembrano rilevanti, come il TFR, ne restano fuori. La deducibilità è la possibilità di sottrarre una spesa dal reddito complessivo, cioè dalla somma dei redditi su cui si calcola l’IRPEF: meno reddito imponibile significa meno imposta. Proprio per questo sbagliare il calcolo del margine residuo ha un costo: si versa più di quanto si può dedurre, oppure meno di quanto si potrebbe. Qui sotto trovi gli errori più frequenti, uno per uno, e i documenti da guardare per ricostruire la tua situazione prima di fare un versamento.

Qual è il limite di deducibilità del fondo pensione?

Fino al periodo d’imposta 2025 il tetto è di 5.164,57 euro l’anno; dal periodo d’imposta 2026, secondo le indicazioni del Ministero del Lavoro e di diverse fonti di settore, sale a 5.300 euro. Il primo errore è considerarlo un importo da usare per intero, senza guardare cosa è già stato versato. Il tetto vale anno per anno: in linea generale ciò che non si usa non si somma all’anno successivo, con un’eccezione per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 2007, che ha regole proprie da verificare caso per caso. Un secondo equivoco riguarda le scadenze: non esiste un’unica data valida per tutti i fondi entro cui versare. Modalità e tempi dei versamenti dipendono dal singolo fondo, che può indicare entro quando la somma deve arrivare e con quale data valuta, cioè la data in cui il versamento risulta effettivamente accreditato. Meglio chiederlo per tempo, invece di fare il bonifico l’ultimo giorno utile.

No: il tetto è complessivo e vale per la persona, non per il singolo fondo né per ciascun familiare. Chi è iscritto a due forme di previdenza complementare, per esempio una legata al contratto di lavoro e un piano sottoscritto individualmente, deve sommare tutti i versamenti e confrontarli con un unico limite. Lo stesso vale per i contributi pagati a favore di un familiare a carico, come un figlio iscritto a un fondo: secondo COVIP sono deducibili, ma entro lo stesso tetto di chi li versa e solo per la parte che il familiare non ha dedotto da sé. Se il familiare ha un proprio reddito e porta in deduzione una quota, quella quota non può essere usata una seconda volta. In pratica, aprire un nuovo fondo o versare per un figlio non crea spazio fiscale in più: cambia soltanto il modo in cui lo stesso margine viene distribuito.

Se ho più fondi o pago per un familiare, il limite si moltiplica?

Ho superato il tetto o voglio versare a fine anno: cosa controllo?

Prima di tutto quanto è già stato versato nell’anno, da te e dal datore; poi, se il tetto è stato superato, la comunicazione al fondo. La parte eccedente resta nel fondo, ma secondo COVIP l’importo versato e non dedotto va comunicato al fondo entro il 31 dicembre dell’anno successivo al versamento, o prima se nel frattempo matura il diritto alla prestazione: così non sarà tassato quando verrà erogato. Senza questa comunicazione si rischia di pagare imposte su una somma che non ha dato alcun vantaggio. Quanto valga in euro la deduzione dipende invece dall’aliquota marginale, cioè la percentuale IRPEF dello scaglione, la fascia di reddito, più alto che si raggiunge: è un calcolo che merita un approfondimento a parte. Per ricostruire versamenti, contributo aziendale e familiari a carico prima di un bonifico di fine anno puoi rivolgerti ad Assitre snc: l’agenzia ti aiuta a leggere i documenti e a capire, alla luce delle condizioni del tuo fondo, quale margine resta davvero.

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